
Leggere l'INCI senza laurea in chimica
La versione in una riga: l’INCI elenca gli ingredienti in ordine decrescente di quantità — i primi cinque raccontano quasi tutto il prodotto.
Perché l’elenco sembra scritto per spaventare?
Perché è scritto in nomenclatura internazionale: latino per gli ingredienti “naturali” (aqua, glycerin da fonti vegetali, butyrospermum parkii che è il burro di karité) e inglese tecnico per il resto. È un formato standard europeo, uguale su ogni confezione — il che è un’ottima notizia: imparato una volta, letto per sempre.
Qual è la regola che cambia tutto?
L’ordine è per quantità, dal più presente al meno presente. Se l’ingrediente di cui la pubblicità parla tanto sta al quindicesimo posto, dopo i conservanti, la pubblicità parlava di marketing. I primi tre-cinque nomi sono la vera identità del prodotto; il fondo dell’elenco è spesso profumo e tracce.
Vale la pena dirlo: sotto una certa soglia l’ordine si fa libero, quindi le code dell’elenco non sono una classifica precisa. Ma la testa sì.
I nomi “chimici” sono cattivi segni?
No, e questo è il mito più caro da smontare: aqua è acqua, sodium chloride è sale, la vitamina E si chiama tocopherol. Il nome tecnico non misura il pericolo — misura solo la nomenclatura. Viceversa, “100% naturale” scritto grande davanti non rende l’elenco dietro più gentile: anche gli oli essenziali profumatissimi possono irritare pelli sensibili.
Quindi come lo uso, in pratica?
Tre gesti da negozio:
- Primi cinque nomi: capisci che cos’è davvero il prodotto.
- Cerchi la cosa per cui lo compri: se è nella metà alta, bene; se è in fondo, stai comprando la confezione.
- Se hai un ingrediente che non tolleri, lo cerchi per nome — è l’unico caso in cui serve leggere fino in fondo.
E quando l’INCI non basta?
Quando la domanda non è “cosa contiene” ma “cosa farà alla mia pelle” — lì nessun elenco risponde. Si prova con giudizio, un prodotto alla volta, e per le pelli con problemi veri risponde il dermatologo, non l’etichetta.