Routine

Idratazione della pelle: cosa misurano davvero corneometro e TEWL

Il corneometro misura l'acqua trattenuta nello strato corneo, il TEWL quanta acqua esce dalla pelle. Sono due numeri diversi, si muovono in modo diverso e nessuno dei due misura la secchezia che sentite voi. Ecco cosa dicono gli studi che li hanno usati davvero.

Collage di carta con un disco sonda circolare, un anello di vetro e una goccia d'acqua su un foglio color crema

Due strumenti, due grandezze diverse. Il corneometro guarda dentro lo strato corneo, il TEWL guarda quanto vapore esce dalla pelle.

In breveIl corneometro misura l'acqua che la pelle trattiene, il TEWL misura quanta ne perde. Nessuno dei due misura una crema, e nessuno dei due è un test da fare a casa.

C’è uno strumento che sta in ogni reparto cosmetici di un negozio serio e in pochissimi articoli. È una sonda che si appoggia sulla pelle e restituisce un numero. Quel numero viene stampato come «idratazione 62%» e il cliente lo legge come un voto. Il problema è che quel numero non è un voto: è una misura di una cosa specifica, e la cosa specifica non coincide con la secchezia che il cliente sente sotto le dita. Questo articolo non è contro gli strumenti — sono strumenti seri e utili. È contro il modo in cui il loro output viene raccontato.

Due numeri, non uno

Gli strumenti che misurano «l’idratazione» della pelle non sono uno. Sono due, e misurano due grandezze fisiche diverse.

Il corneometro stima il contenuto d’acqua dello strato corneo, cioè quello strato di cellule morte e seche in superficie. Il metodo è una capacità capacitiva: la pelle si comporta come un condensatore e la quantità di acqua che trattiene ne modifica la costante dielettrica che la sonda legge. Il risultato è un numero senza unità, di solito espresso come «valore di corneo» o in percentuale rispetto a un riferimento interno dello strumento. È una stima, non una bilancia.

Il Tewameter misura invece la perdita d’acqua transepidermica, il TEWL: quanta acqua esce dalla pelle attraverso un piccolo cilindro di vetro appoggiato sulla cute. Non guarda dentro. Guarda fuori: conta il vapore acqueo che sale dal derma e attraversa lo strato corneo, in grammi per metro quadro all’ora. Il TEWL sale quando l’epidermide è danneggiata ed è per questo il parametro con cui i ricercatori parlano di integrità della barriera. È la misura più usata al mondo per valutarla (J Invest Dermatol, PMID 30348333).

Sono due grandezze quindi. Una chiede «quanto è bagnato lo strato superficiale», l’altra «quanto è efficiente la barriera». Possono muoversi nella stessa direzione, ma non è obbligatorio, e le prove perché non lo siano sono abbastanza solide.

Quando lo strumento è onesto, e cosa ottiene

Uno studio prospettico su 184 volontari sani ha misurato la pelle con corneometro e con una sonda idratante in tre sedi — avambraccio ventrale, avambraccio dorsale, tibia — e ha confrontato i numeri con la valutazione clinica della secchezza cutanea fatta da medici (Ann Dermatol, PMID 39343754). I due strumenti hanno una riproducibilità eccellente: il coefficiente di correlazione intraclassse è stato di 0,954–0,971 per il corneometro e 0,980–0,986 per l’idrometro, e la correlazione fra i due strumenti è stata alta e positiva, Pearson 0,708–0,737, indipendentemente dalla sede.

Ed ecco la riga che andrebbe citata più spesso del resto dell’articolo. Quando la variazione del numero dello strumento è stata confrontata con la variazione del giudizio clinico sulla secchezza, i coefficienti di regressione sono risultati negativi in tutte le sedi — cioè la direzione era quella giusta — ma il risultato non era statisticamente significativo. In italiano asciutto: lo strumento misura in modo molto stabile una grandezza che non coincide in modo dimostrato con quello che il medico chiama pelle secca.

Non è un difetto del corneometro. È la definizione di che cosa sia la riproducibilità, che è una proprietà dello strumento, e non della validità, che è una proprietà del significato. Uno strumento può essere impeccabilmente preciso nel ripetere lo stesso numero e comunque non rispondere alla domanda che gli si sta facendo.

Gli artefatti che rovinano la misura

Il TEWL, in particolare, è la misura più sensibile e più facile da sporcare. È influenzata da umidità e temperatura dell’ambiente, dal flusso d’aria, dalla sudorazione, dalla temperatura cutanea e dalle caratteristiche dei corneociti, e varia in modo significativo fra sedi anatomiche diverse (PMID 30348333). Per questo esiste un rapporto sistematico sui dispositivi che lo misurano, costruito proprio per capire quanto siano affidabili e quanto errore di misura introducano (Skin Res Technol, PMID 35411958).

Poi ci sono le cose che fai nella giornata. Uno studio su 31 volontari in camera a clima controllato ha misurato l’effetto delle attività quotidiane su TEWL e impedenza elettrica (Ann Dermatol, PMID 38576248). I risultati sono la lista delle cose da non fare prima di un test:

  • applicare crema per il corpo abbassa i valori di TEWL e di impedenza sia a 15 sia a 90 minuti;
  • lavare la pelle abbassa il TEWL per almeno 15 minuti e l’impedenza per almeno 90;
  • l’esercizio aumenta il TEWL già 5 minuti dopo;
  • un caffè aumenta il TEWL sull’addome dopo 60 minuti.

Gli autori ne ricavano la regola pratica: niente crema e niente lavaggio almeno 90 minuti prima della misura, e via anche per esercizio e caffè. Non è pignoleria di laboratorio: è che una crema riduce artificialmente la perdita d’acqua, e cioè migliora il numero che si vuole migliorare, per effetto del prodotto e non della pelle. Lo stesso ragionamento vale dall’altra parte: un test fatto subito dopo la doccia non misura la tua barriera, misura la tua doccia.

Un ultimo artefatto, più subdolo perché non riguarda la procedura ma il corpo. Un lavoro del 1995 ha mostrato che la presenza di peli corporali influenza la lettura del corneometro: i valori erano significativamente più bassi sul dorso dell’avambraccio che sul palmo (p < 0,05), e dopo la rasatura la differenza tra le due sedi scompariva del tutto (Acta Derm Venereol, PMID 8651022). Un dispositivo che risponde al pelo quanto risponde all’acqua sta misurando due cose insieme.

Cosa un test ben fatto può dimostrare

Detto questo, il punto non è che la misura sia inutile. È che è utile dentro una forma precisa, e la forma è più stretta di quanto il marketing suggerisca.

Un test eseguito correttamente può stabilire che la pelle di due gruppi di persone diverse trattiene una quantità diversa di acqua nello strato corneo, e che questa differenza è stabile e riproducibile. Può mostrare che una determinata formulazione, in un confronto controllato, sposta quel numero in una direzione precisa rispetto al controllo, e di quanto. Può dire che una pelle perde poca acqua attraverso la barriera, il che è un’informazione reale sullo stato dello strato corneo.

Ed è qui che finisce, perché il resto è un passaggio che i numeri non coprono. Il caso più pulito di quel confine lo dà la scheda di ricerca sul GHK-Cu: su fibroblasti e ferite di ratto il complesso rame-tripeptide sposta la sintesi del collagene in modo riproducibile, e lo stesso passaggio — dalla coltura cellulare alla pelle di chi lo compra — non è mai stato misurato con strumenti come questi.

Cosa i dati non mostrano

  • Non mostrano se una crema è «idratante». I due strumenti misurano acqua trattenuta e acqua persa, non la capacità di un prodotto di produrre un effetto nel tempo. Un valore che sale per due ore dopo l’applicazione è un’altra cosa rispetto a una pelle che mantiene lo stato.
  • Non mostrano che la pelle stia meglio. La correlazione con il giudizio clinico sulla secchezza è la più citata e, nel confronto più grande e più recente disponibile, non ha raggiunto la significatività statistica (PMID 39343754). Replicabilità non è validità.
  • Non sono confrontabili tra strumenti. Il corneometro restituisce unità arbitrarie e il suo comportamento dipende dalla geometria della sonda e dallo spessore dello strato corneo; i valori di due marche diverse non vanno messi nella stessa tabella senza che qualcuno l’abbia verificato.
  • Non sono un test a casa. Il TEWL dipende da microclima, temperatura della cute, sudorazione e flusso d’aria; il corneometro risponde ai residui di prodotto, alla desquamazione e alla presenza di peli. Un’app che stima l’idratazione da una fotocamera non è una versione economica di queste misure: è un’altra cosa, e va detto con il suo nome.
  • Non dicono nulla sulla singola persona. Tutti i numeri qui sopra vengono da confronti di gruppo. Da un singolo test non puoi ricavare se la tua pelle sia migliorata, e soprattutto non puoi ricavare se ti vedrai diversa allo specchio, perché la differenza visibile non è un parametro che questi strumenti misurano.

Il modo più onesto di usarli, insomma, è come confronto interno: stessa sede, stesso orario, stesse condizioni, prima e dopo, più di una volta. Solo così il numero significa qualcosa. Se qualcuno vi promette il resto, non vi sta vendendo l’idratazione della vostra pelle, vi sta vendendo lo strumento che la misura.

Da dove vengono i numeri

  1. Annals of Dermatology 2024 — Skin Hydration Measurement: Comparison Between Devices and Clinical Evaluations (PMID 39343754, 184 volontari)
  2. Journal of Investigative Dermatology 2018 — Research Techniques Made Simple: Transepidermal Water Loss Measurement as a Research Tool (PMID 30348333)
  3. Annals of Dermatology 2024 — Electrical Impedance Spectroscopy Is Less Influenced by Daily Routine Activities Than Transepidermal Water Loss (PMID 38576248, 31 volontari)
  4. Acta Dermato-Venereologica 1995 — The presence of body hair influences the measurement of skin hydration with the Corneometer (PMID 8651022)
  5. Skin Research and Technology 2022 — Devices measuring transepidermal water loss: a systematic review of measurement properties (PMID 35411958)

Da leggere dopo