Quanta crema solare serve davvero
L'SPF sulla confezione è misurato con 2 mg per centimetro quadrato. Quasi nessuno ne applica tanta, e questo cambia il numero più di ogni altra cosa.

La quantità usata nei test di laboratorio è il doppio o il triplo di quella che si usa in spiaggia.Foto: Ethan Robertson / Unsplash
In breveCirca due dita di prodotto per il viso e il collo, e di nuovo dopo due ore. Sotto quella dose l'SPF scritto sulla scatola non è quello che ottieni.
È la domanda che nessuno fa al banco, ed è quella che cambia di più il risultato.
Il numero nasce in laboratorio
L’SPF si misura applicando 2 milligrammi di prodotto per centimetro quadrato di pelle. È una dose precisa, standardizzata, e molto più abbondante di quella che la maggior parte delle persone si spalma in bagno la mattina.
Le indagini sul comportamento reale trovano di solito applicazioni pari a un quarto o a metà di quella dose. E la protezione non scende in proporzione lineare: applicandone meno, il numero effettivo crolla parecchio.
Un SPF 50 usato a metà dose non è un SPF 25. È qualcosa di considerevolmente più basso, ed è il motivo per cui la gente si scotta con la crema addosso.
Quanta, in pratica
Nessuno pesa la crema. Due regole pratiche funzionano bene:
- La regola delle due dita. Una striscia di prodotto lungo l’indice e una lungo il medio, per viso e collo insieme.
- Un bicchierino da shot — circa 30 ml — per tutto il corpo di un adulto in costume.
Se un tubetto da 200 ml ti dura tre estati, non stai usando abbastanza.
Cosa dice l’etichetta europea
La Raccomandazione della Commissione del 2006 ha messo ordine in ciò che si può scrivere:
- Categorie invece di numeri sparsi: protezione bassa, media, alta, molto alta.
- L’SPF minimo è 6. Sotto quella soglia non si può chiamare solare.
- La protezione UVA deve essere almeno un terzo dell’SPF dichiarato, e la lunghezza d’onda critica almeno 370 nanometri.
- Il simbolo UVA — le lettere UVA dentro un cerchio — indica che quel rapporto è rispettato.
Sono state anche scoraggiate le diciture assolute: «schermo totale», «protezione totale», «protezione tutto il giorno». Non esistono, e per questo non si trovano più.
Un solare senza il cerchietto UVA protegge da ciò che brucia e molto meno da ciò che invecchia.
Ogni due ore, davvero
La riapplicazione non serve perché il filtro «scade»: serve perché il film si consuma — sudore, sfregamento degli abiti, asciugamano, acqua. Due ore è la regola operativa, e subito dopo il bagno a prescindere dalla dicitura «resistente all’acqua», che in Europa significa che una parte della protezione resiste a due immersioni da venti minuti, non che rimanga intatta.
E d’inverno
Meno drammatico di come viene raccontato, ma non irrilevante: gli UVA passano le nuvole e i vetri, e sono quelli associati al fotoinvecchiamento. Chi passa la giornata al chiuso lontano dalle finestre non ha bisogno di un SPF 50 a gennaio. Chi guida molto, o sta all’aperto, sì.
Da dove vengono i numeri

